Copertina di La strada buiosa nei suoi occhi neri, di Ornella Gatti

Recensione editoriale

La strada buiosa nei suoi occhi neri

di Ornella Gatti

Susil Edizioni, 2026, 143 pagine. Noir psicologico.

★★★★

Quattro stelle su cinque

Ci sono romanzi che si ricordano per la trama e romanzi che si ricordano per una casa. Questo è del secondo tipo. La casa è un appartamento romano di via Pamilio: nove figli, una madre che ogni sera mette la catena alla porta «per tenere il male fuori dal nido», un padre che rientra tardi e lascia nell'aria l'odore della pipa. Dentro la vita di quella famiglia, alla fine degli anni Settanta, entra Nadeem: una giornalista che ha deciso di amare Enry, uno dei figli, e che non accetta un rifiuto. Telefonate, appostamenti sul pianerottolo, lettere, la finestra della cucina lasciata aperta una volta di troppo. Dodici anni dopo, Lory, una delle sorelle, torna in quella casa rimasta chiusa, ed è da lì che il romanzo comincia.

Ornella Gatti racconta su tre piani (il presente, il sogno e il ricordo) e li alterna pagina dopo pagina con mano sicura. È una scelta rischiosa, perché chiede al lettore di perdere l'equilibrio insieme a Lory, ma è anche la ragione per cui il libro funziona: la persecuzione non viene riferita, viene rivissuta, e chi legge la subisce come la subisce la famiglia. Le pagine migliori sono quelle dell'assedio. La scena in cui Nadeem arriva con l'ascensore e resta ferma davanti alla porta senza bussare, «separata dalla famiglia da pochi centimetri di legno», è una delle più tese che abbiamo letto quest'anno, e non si spara un colpo. L'irruzione nella casa, un pomeriggio in cui la famiglia è fuori, con la lettera in cui Nadeem si descrive come una scimmia entrata nel «regno», dice della sua mente più di qualsiasi diagnosi. E la Fiat 500 rossa ferma sotto il sole di agosto, con Enry, l'uomo che lei vuole, che le va incontro e appoggia le mani sul cofano arroventato, è noir puro: qui nessuno è innocente, nemmeno chi si difende.

Il libro ha un tema, e lo porta con le immagini prima che con le spiegazioni: l'amore che vuole possedere contro l'amore che sa proteggere, e la linea sottile che li separa, perché anche chi protegge può finire per stringere troppo. L'acqua che scorre tra le dita, la mano che si apre, il profumo di arancia e vaniglia di una madre: sono i segni di un romanzo che sa cosa vuole dire. La lingua è pulita e controllata, e nei capitoli finali, con una danza sull'Adagio di Albinoni e un processo a lume di candela, la scrittura tocca un registro teatrale che pochi, alla prima prova nel genere, si concedono. Il finale cambia il senso di tutto quello che si è letto e, a una seconda lettura, si scopre preparato fin dalle prime pagine con una cura da orologiaio.

Non tutto è alla stessa altezza. I motivi ricorrenti (il profumo, i «dodici anni», gli occhi neri) tornano più spesso del necessario e a tratti perdono forza; il capitolo conclusivo spiega con molte parole ciò che le immagini avevano già detto benissimo; e alcune figure di contorno restano appena accennate. Sono i limiti di un libro che vuole dire tutto, e che avrebbe potuto fidarsi di più del suo lettore.

Chi cerca un giallo con un'indagine non lo troverà: non c'è un colpevole da scoprire, Nadeem ha un nome e un volto fin dalle prime pagine. Chi cerca un noir psicologico, la storia di una famiglia assediata e di ciò che l'assedio lascia dentro chi sopravvive, ha tra le mani un romanzo breve, intenso, scritto con onestà e con una vera capacità di costruire la paura dentro quattro mura. Quattro stelle, e la voglia di leggere il prossimo romanzo.

Abbiamo ricevuto una copia dall'autrice, che ha commissionato questa recensione in cambio di un giudizio onesto. Le opinioni sono nostre.

DualPen Books, la redazione · 13 settembre 2026

Per la scheda del libro

«Un romanzo breve, intenso, scritto con onestà e con una vera capacità di costruire la paura dentro quattro mura.»

DualPen Books, quattro stelle su cinque

Il libro è in vendita su Amazon e sul sito dell'editore (cartaceo, 16,90 euro).

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